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Verses.

Sono nata in una cittadina di provincia, nel nord est d’Italia.
Sono nata su un confine naturale e peculiare, un fiume che divide e crea un ambiente paludoso e umido.
Sono nata in una provincia che non ha mai saputo da che parte stare, ed io con
lei. Finchè non me ne sono andata.

Mi sono trasferita a Milano per scappare, per immergermi in un abbraccio urbano
e contradditorio.
Qui mi sento a casa.
Sento che il mio percorso, grazie a lei, ha assunto quella violenza che puoi ottenere solo quando sei consapevole di star finalmente scegliendo.

Eppure.
L’umidità mi è rimasta dentro.
Mi divide, quel fiume, proprio come ha sempre fatto con la terra.
Finalmente, ho imparato ad apprezzare i miei confini.

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“Oh, to see without my eyes
the first time that you kissed me
boundless by the time I cried
I built your walls around me
white noise, what an awful sound
fumbling by Rogue River
feel my feet above the ground
hand of God, deliver me

Oh, oh woe-oh-woah is me
the first time that you touched me
Oh, will wonders ever cease?
blessed be the mystery of love”

 

Pensavo, tra la tristezza, a quante volte il tuo toccarmi mi è sembrato il primo, rinnovato e fresco come l’acqua di lago.
Abbiamo avuto tante prime volte, perchè qualcosa finiva e riuscivamo a farla rinascere acquosa, corrente, impetuosa.
Voglio sentirmi così di nuovo.
Toccami,
come fosse la prima volta,
è sempre stata la prima volta.

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Mi rendo conto che sei impastato nella mia vita e nei miei ricordi e nei miei pensieri così a fondo che ormai è impossibile disfare tutto ciò.

Ogni cosa è ricollegabile a te.

Imprescindibilità.

Senza possibilità di scissione.

 

Su una cosa avevi ragione, per quanto io malignamente ne avessi dubitato presa dalla tristezza:

il mio passaggio nella tua vita e il tuo nella mia non hanno più nessuna possibilità di essere cancellati.

Sei sempre stato più avanti di me nell’astrarci nell’assoluto

e ho sempre dato il peso sbagliato a questa tua capacità.

Come se temessi così tanto che tu riuscissi a vederci insieme solamente come qualità di pensiero, senza possibilità nel reale

senza rendermi conto che ti stavi prefiggendo una meta così palpabile e così a lungo termine che forse ad essere spaventata da ciò quella volta

sono stata io.

 

“Counting twos, counting fours
when you’re feeling sad treading ever so kindly
break it off, break it off
when you see it glow, and you’re thinking it’s ripened

À tout à l’heure, À tout à l’heure
when you lift your feet, and you know it’s me waving
scattered rains, scattered rains
counting dandelions and the parks they’re ripened”

Ultimamente mi sono sentita in una bolla che andava all’indietro, verso una nostalgia lontana a cui era da parecchio non tornavo.
Ho vagato per le strade della città ed ho sentito la mancanza di persone e sentimenti, di quella voglia di sapere cosa c’è dopo e quell’illusissimo ottimismo del “andrà tutto bene, per forza”.

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Albergo a ore.

“lo lavoro al bar di un albergo a ore
porto su il caffè a chi fa l’amore.
Vanno su e giù coppie tutte uguali
non le vedo più manco con gli occhiali!

Ma sono rimasto lì come un cretino
aprendo la porta in quel grigio mattino,
se n’erano andati, in silenzio perfetto,
lasciando soltanto i due corpi nel letto”

 

L’inadeguatezza mia miglior compagna di vita.

I am lost.

“So lady of the windy day,
oh speak your words a whisper
and tell me in the morning breeze,
yes any through a week

that I am lost
that I am lost
that I am lost
that I am lost
I am lost
that I am lost
I am lost…”

 

Forse ci siamo sempre trasmessi i messaggi sbagliati.

 

(col sangue che gorgoglia in gola, parto.)